“L’ordine del tempo” di Carlo Rovelli

Quando mi sono accostato a “L’ordine del tempo” (Adelphi 2017), ultimo libro ‘divulgativo’ di Carlo Rovelli, avevo già letto e apprezzato altri saggi del fisico teorico veronese come “La realtà non è come ci appare” (Cortina 2014) e “Sette brevi lezioni di fisica” (Adelphi 2014).

Nei libri precedenti mi aveva stupito la capacità dello scienziato di avvicinare il lettore ai temi più complessi della fisica, fino alle più recenti scoperte e alle più dibattute teorie contemporanee, con una semplicità disarmante e, contemporaneamente, una profondità straordinaria.  In particolare ne “La realtà non e come ci appare”, Rovelli ci spiega, anzi ci narra, teorie famose e consolidate (cioè dimostrate sperimentalmente), come la Teoria della Relatività o la Meccanica Quantistica, poi descrive teorie più recenti, sconosciute ai non addetti ai lavori, come la Gravità Quantistica, di cui è uno dei massimi esperti mondiali, che sono ancora tutte da dimostrare e che stanno aprendo la strada verso nuovi affascinanti scenari di una realtà inesplorata.  Pur essendo argomenti veramente ostici, anche per gli specialisti, Rovelli riesce ogni volta a farne capire il significato più profondo persino al lettore non esperto, ma soltanto curioso. Non solo: Rovelli mette chiaramente in luce l’importanza di queste teorie in termini di rivoluzione del pensiero umano (che gradatamente plasmano il modo di pensare di ciascuno di noi nel quotidiano e non soltanto quello dei filosofi nelle auree accademiche), ci fa percepire la bellezza e perfino la poesia di queste argomentazioni scientifiche.

“L’ordine del tempo” parla di uno degli argomenti che più mi interessano tra quelli della fisica attuale: la natura del tempo. Su questo tema ho letto anche altri saggi come “La fine del tempo” di Julian Barbour (Einaudi 1999) e “Che cos’è il tempo” di Mauro Dorato (Carocci 2013), che lo stesso Rovelli cita nel suo libro. Potete ben capire perciò come le mie aspettative fossero altissime e un po’ anche il timore che potessero andare deluse. Vi dico subito che non sono andate deluse affatto! Per spiegarlo devo entrare un po’ nel contenuto del saggio.

Al contrario della Relatività e della Meccanica Quantistica, gli effetti del tempo li sperimentiamo tutti, in ogni istante della nostra esistenza. Trovo particolarmente stimolante quindi pensare che la realtà scientifica del tempo sia uno dei temi più controversi e dibattuti della scienza e della filosofia moderna; si perché tutte le leggi della fisica conosciuta, comprese le succitate teorie, sono totalmente indipendenti dalla direzione del tempo. Una pallina da ping pong che rotola sul tavolo, cade a terra e rimbalza in una mano, vista in un film proiettato al contrario potrebbe essere una pallina scagliata a terra che rimbalza fino a risalire sul tavolo, cosa anche questa del tutto plausibile e realistica. Non c’è nulla nella nostra esperienza che possa permetterci di distinguere quale sia stato il moto reale della pallina; soprattutto non c’è nulla di diverso nella legge fisica che ne spiega il moto nella direzione del tempo o in quella opposta. In generale si possono scrivere le leggi della fisica in modo totalmente indipendente dal tempo, non ha neppure senso parlare di direzione del tempo, insomma il tempo per la fisica semplicemente…. NON ESISTE.

Credo che una notizia come questa non possa che lasciarci tutti sbigottiti; e poi, cari scienziati, se il tempo non esiste allora riportatemi subito ai miei 20 anni!  

Ecco il nocciolo della questione, il punto fisicamente più rilevante da smarcare è proprio questo: nella nostra esperienza comune niente può ‘tornare indietro’ nel tempo. Modificando un po’ l’esempio della pallina da ping pong, se a cadere dal tavolo è un bicchiere di vetro che va in mille pezzi, proiettandone il film al contrario ci accorgeremmo subito che qualcosa non va, perché nessuno potrebbe dire di aver mai visto i mille pezzi ricomporsi nel bicchiere intero e risalire sul tavolo, senza destare sospetti di follia galoppante. Questo fatto ha un nome ben preciso nella fisica, un nome che tutti abbiamo conosciuto in qualunque scuola media superiore frequentata: Secondo Principio della Termodinamica.  In altre parole: i processi “naturali” sono irreversibili, per questo non posso tornare ai miei 20 anni; e allora tale irreversibilità non identifica forse una direzione del tempo?
Al contrario degli altri saggi sul tempo che ho letto Carlo Rovelli affronta di petto fin dall’inizio proprio questa domanda, sviscera il problema, nella modalità semplice e profonda che lo contraddistingue. Ci fa capire come l’irreversibilità sia in ultima analisi ‘soltanto’ un fatto statistico, cioè il bicchiere non si ricompone perché è estremamente improbabile che questo possa avvenire, non perché contraddirebbe le leggi della fisica. Senza invocare il tempo, allora, l’invecchiamento si spiega con il fatto che il mondo in cui viviamo è molto ordinato e si evolve verso stati disordinati che sono statisticamente molto più probabili di quello iniziale. Allora la domanda diventa: come mai viviamo in un universo ‘ordinato’ destinato inevitabilmente a diventare sempre più disordinato, cioè più vecchio? Scusate se lo ripeto con un genovesismo, ma belin (!!!), con tutti i mondi dove potrei, se non ringiovanire, almeno non invecchiare, sono capitato proprio in un mondo in cui possiamo soltanto invecchiare e morire?
Carlo Rovelli affronta anche questa nuova domanda in profondità, travalica i confini delle teorie già dimostrate e ci porta nei mondi ancora inesplorati che sono il suo oggetto di studio. Non voglio togliervi il piacere di arrivare fino in fondo per leggere la sua risposta, il mistero del tempo si intreccia con altri grandi misteri della scienza, dal funzionamento della mente all’origine dell’Universo e, forse, anche una legge fisica così “vecchia” e dimostrata come il Secondo Principio della Termodinamica ci sta ancora nascondendo il suo segreto più profondo. Se siete soltanto un po’ curiosi questo libro lo dovete proprio leggere.

Sono affascinato dagli studi degli scienziati che cercano di dare una risposta alle domande eterne “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?”. Ogni giorno le menti più brillanti del pianeta oltrepassano i limiti che sono stati già raggiunti con una inesauribile sete di conoscenza, consci che ogni nuovo passo avanti dischiude nuovi orizzonti sempre più lontani e irraggiungibili. Perché lo facciamo? Perché è utile, perché ci si può guadagnare? Senza la Meccanica Quantistica, che considero la più grande costruzione intellettuale della storia dell’umanità, non avremmo la televisione, i computer, gli smartphone, internet, la risonanza magnetica, i bitcoin, la Nasa e il Cern. Eppure non credo sia questo che anima la ricerca, piuttosto credo che andare oltre i propri limiti sia il destino dell’uomo, quello che ci differenzia dalla bestia. Come i replicanti di Blade Runner cerchiamo il nostro posto nell’Universo e poi “….tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.” (Rutger Hauer).

 

Vittorio Benzi, 14 ottobre 2018